La barzelletta del nuovo al manicomio che urla “cinquantanove” ti farà ridere fino alle lacrime

Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta abbastanza precisa: la risata è una risposta neurologica a situazioni inaspettate, a violazioni di schemi mentali consolidati o a un senso di superiorità benevola verso qualcuno che combina un guaio. Il filosofo Henri Bergson la chiamava “meccanicità applicata al vivente”: ridiamo quando un essere umano si comporta come una macchina, rigido e prevedibile. Non siamo però gli unici animali a farlo — i ratti, i delfini e gli scimpanzé emettono segnali acustici associati al gioco che i ricercatori considerano vere e proprie forme di riso.

Nella storia, l’ironia ha cambiato bersaglio di continuo. Gli antichi Romani ridevano soprattutto dei difetti fisici, degli schiavi goffi e degli stranieri con abitudini bizzarre — un umorismo che oggi definiremmo quantomeno scomodo. Nel Medioevo si rideva della morte, con il paradosso come arma. Oggi il meccanismo non è poi così diverso: il comico nasce sempre da uno scarto, da un’attesa tradita. Come in questa barzelletta.

La barzelletta del manicomio e dei numeri

C’è un nuovo matto che è appena arrivato al manicomio. Il più anziano del gruppo lo porta a fare un giro per ambientarsi un po’. Arrivano in una grande sala in cui ci sono un sacco di matti seduti; a turno, ognuno si alza e grida forte un numero.

Ventitré!!!

E tutti a ridere a crepapelle. Poi un altro:

Quarantotto!!!

E giù a ridere ancora di più. Poi un altro:

Settantasei!!!

– Ahahahahah!

Il nuovo arrivato li guarda perplesso e chiede all’anziano cosa ci sia da ridere. E lui, appena finito di ridere, gli spiega:

– Vedi, noi pazzi sappiamo centinaia di barzellette e ad ognuna abbiamo assegnato un numero. Così quando le raccontiamo facciamo prima.

– Aah, ho capito. E posso provare anch’io?

– Ma certo!

L’anziano prende la parola:

– Oh ragazzi, zitti tutti. Qui c’è uno nuovo che vuole raccontare una barzelletta.

Tutti ad ascoltare.

Allora, un po’ in imbarazzo, il nuovo grida forte:

Cinquantanove!!!

E nessuno ride. E lui, più forte:

CINQUANTANOVE!!!!!

Niente. Tutti impassibili.

Allora chiede al vecchio:

– Oh, ma perché non ride nessuno?

– Evvabbe’, tu… tu non le sai raccontare!

Perché fa ridere?

Il meccanismo comico si basa su un doppio livello di assurdità. Il primo: i matti hanno inventato un sistema ultra-razionale per raccontare barzellette più velocemente — il che è già di per sé esilarante, considerata la fonte. Il secondo, e più sottile: il nuovo non capisce che il numero da solo non basta. Una barzelletta non è il contenuto, è la performance. È il ritmo, la pausa, lo sguardo complice prima del finale. Gridare “cinquantanove” più forte non risolve il problema — anzi, lo aggrava.

In fondo, questa barzelletta racconta qualcosa di vero sul comico: non puoi imbottigliare una risata. Puoi codificarla, numerarla, archiviarla — ma se non sai come tirarla fuori, resta lì, muta, a fissarti impassibile come una sala di matti che non ride.

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